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Tamburelli del Gruppo Folk Aulos


SHIBBOLETH
Canti & cunti


Gruppo Teatro Tempo





































































































































Canti Siciliani : Testi


Vitti 'na crozza
( Ho visto un teschio)


Testo Originale
Traduzione Letterale

Vitti na crozza supra lu cannuni
fui curiuso e ci vosi spiare
idda m'arrispunniu cu gran duluri
muriri senza toccu di campani

Si nni eru si nni eru li me anni
si nni eru si nni eru 'un sacciu unni
ora ca su 'arrivatu a uttant'anni
lu vivu chiama e la morti arrispunni

Cunzatimi cunzatimi stu letto
ca di li vermi fu manciatu tuttu
si nun lu scuntu cca lu me piccatu
lu scuntu a chidda vita a sangu ruttu
Ho visto un teschio sopra la torre
fui curioso e ci volli chiedere
lui mi rispose con gran dolore
sono morto senza rintocchi di campane

Sono andati ,sono andati i miei anni
sono andati , sono andati non sò dove
ora che sono arrivato a ottant'anni
il vivo chiama e la morte gli risponde

Preparatemi, preparatemi questo letto
perchè dai vermi fui mangiato tutto
se non lo sconto quì il mio peccato
lo sconto in quella vita a sangue rotto

Purtroppo pochi sanno che Vitti 'na crozza e' stata registrata per la prima volta su dischi Cetra nel 1951 dal tenore Michelangelo Verso, che fu un successo e che l'autore non e' anonimo ma che era Franco Li Causi di Agrigento [*in realtà di Porto Empedocle, v. biografia] che l'aveva composta per il film di Pietro Germi, "Il cammino della speranza" nel 1950.
La versione originale di Vitti 'na crozza come e' cantata da Michelangelo Verso e come e' stata composta da Li Causi, non includeva mai quel "lalalalero lalero lalero lalero lalero lalero lala".

Chi vuole informazioni sul tenore Michelangelo Verso e la sua biografia, discografia ecc., puo visitare il sito a lui dedicato: www.michelangeloverso.com
(Michelangelo Verso Jr.)

In Sicilia, sia le torri dei castelli che quelle di guardia si chiamavano quasi dovunque il cannone, la grande canna, solo che, distrutti castelli a torri, in certi paesi, la parola è rimasta ad evocare una mitica arma da fuoco puntata a minaccia, sull'altura dove invece era il castello.
Al cannone-torre si riferisce il verso "vitti 'na crozza supra lu cannuni", che, a chi non sa, fa piuttosto pensare ad un cannone (arma da fuoco) decorato del piratesco emblema di un teschio.
E invece si tratta del teschio di un giustiziato.
Nelle giustizie feudali - anche in Sicilia - si usava attaccare la testa dell'uomo, su cui era stata eseguita sentenza di morte, alla torre del castello; e, se si trattava di un qualche brigante che aveva terrorizzato anche le terre vicine, i "quarti" (di uomo, non di bue) alle porte del paese.





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