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Di Luca Catania





























































































Fontane Catanesi


Amenano

Non e’ noto dove si trovi la sorgente di questo fiume che attraversa Catania . Originariamente scorreva in superfice; furono le eruzioni dell’Etna a seppellirlo.
Prima dell’eruzione del 252 D.C., l’Amenano alimentava il lago di Nicito che quell’eruzione ricoprì in parte; l’eruzione del 1669 seppellì completamente il lago ed i rimanenti tratti superficiali del corso del fiume.

E’ certo, comunque, che esso si articola in piu’ rami, sembra tre.
Il primo attraverserebbe i benedettini, la via orfanelli, via Garibaldi e la pescheria, per sfociare a mare dentro il porto.

Il secondo dai benedettini passerebbe per via teatro greco, via Vitt. Emanuele, per alimentare la fontana omonima in piazza Duomo e i cosiddetti <<sette canali>>, e sfociare quindi a mare.
L’ultimo ramo, infine, sempre partendo dai benedettini attraverso piazza Duomo e le terme Achillee sfocia anch’esso a mare. Encic. di Ct Tringale Editore
1987

Fontana dell'Amenano

Nel 1864, il comune, sindaco il cav. Antonio Alonzo, stanziò la somma di 26.000 lire per la costruzione di una monumentale fontana dedicata all'Amenano ( dio fluviale onorato nell'antichità dai catanesi), in piazza Duomo, all'imboccatura della pescheria, dove passava, e passa, appunto il grande canalone che convoglia le acque verso il mare.

Il lavoro, per la parte archirettonica, venne affidato allo scultore napoletano Tito Angelini.
La fontana fu inaugurata nell'autunno del 1867, sindaco il duca Francesco Paternò Gioieni d'Imbert.
E' costituita da una grande vasca a forma di conchiglia sulla quale si staglia la figura di un giovanetto, dal sorriso enigmatico, nel quale è personificato il dio Amenano.

Ai due lati, altrettanti tritoni. le tre statue furono ricavate da blocchi di marmo di Carrara dai fratelli Pietro e filippo Bardi.
La conchiglia, da cui piove l'acqua nel sottostante letto del fiume ( i catanesi l'hanno battezzata << l'acqua a lenzuolo >>), poggia sopra un ornatissimo basamento che reca nella parte anteriore lo stemma della città.
Encic. di Ct Tringale Editore 1987


Lavatoio pubblico

Nella borgata di Cifali, con tettoia e cancello d’ingresso, e’ usato ancor oggi (1987) dalle donne del popolo per lavarvi i loro panni.
Nel 1983 e’ stato sottoposto a radicali restauri e dotato di impianto elettrico e di cancellate.

E’, ad onta dell’apparente promiscuità e contemporaneità dell’uso, perfettamente igienico, poiché l’acqua non e’ stagnante ma in continuo, anche se pigro, movimento.

L’acqua che lo alimenta ( e che alimenta la fonte di piazza Bonadies) e’ quella del fiume Lògane; questo fiume,<<rispettato da una eruzione che i geologi chiamano di Cifali, avvenuta nel 252 d.c., rimase invece totalmente coperto e imprigionato dalle lave del 1381>>.

Altro lavatoio pubblico alimentato dalle acque dell’Amenano, esisteva a sud-ovest della villetta Pacini, (a villa varagghi) ma fu soppresso nel 1950.

Encic. di Ct Tringale Editore
1987


Fontana dei sette canali


Costruita nel 1612,si salvò dalle rovine del terremoto del 1693 che rase al suolo Catania.
Si trova in piazza Alonzo Di Benedetto, alla pescheria, a fianco della gradinata che vi è alle spalle della fontana dell'Amenano, racchiusa in un'ampia volta scavata nelle fondamenta dell ex palazzo dei chierici., delle cui acque è alimentata.

L'acqua era freschissima e limpidissima, e fu di uso pubblico, ma quando ci si persuase che scorrendo sotto l'abitato finisce di essere potabile, il comune, pur lasciando la fontana come ricordo storico, pensò bene di inibirne l'accesso con una robusta cancellata di ferro.
La fontana è di marmo pregiato con ornamenti che ricordano i trìglifi del fregio greco.
Encic. di Ct Tringale Editore
1987




Fontana di Cerere


Opera dello scultore palermitano Giuseppe Orlando, è datata 1757.
Sorge sul lato occidentale di piazza Cavour, dove fu trasferita nei primi dell'ottocento,dopo aver decorato per quasi mezzo secolo la piazza Università, allora piano degli Studi, proprio davanti al palazzo del " Siculorum Gymnasium ".

Era stata innalzata, << essendo re delle Due Sicilie Carlo Sebastiano di
Borbone
>> , dai notabili della città ( il vescovo Pietro Galletti, gran cancelliere del regno, Giovanni Riccioli, vicecancelliere, Alessandro Clarenza, patrizio e Domenico Anzalone ), <<per il bene comune>>, come ricorda un ornatissimo cartiglio dietro il basamento della statua.

Sul lato anteriore invece vi è la dedica: << Essa ( la dea ) un tempo dettò leggi e diede miti alimenti alle terre.
Ora, ricordandosi della patria, dal marmo fa piovere la ricchezza >>.

Narra Lucio Sciacca che nel 1756 Catania era afflitta da una carestia provocata da una prolungata siccità per cui i cittadini << decisero di ingraziarsi la dea Cerere ( fra le più qualificate e importanti dell'olimpo, essendo figlia di Saturno e madre di Proserpina ) col tributarle solenni onoranze, facendo in modo che, sotto le pubbliche pressioni, essa si ricordasse di Catania>> e spingesse così la città fuori dal tunnel della fame.

Di qui l'iniziativa di innalzare quel monumento, inaugurato l'anno successivo con grande pompa. ma non si sa <<se la dea, lusingata dell'onore fattole dal clero e dal Senato catanese, abbia accolto l'istanza - è ancora Lucio sciacca - e abbia fatto piovere la ricchezza su Catania >>.

Si sa invece che, << passato lo stato di necessità, il popolo catanese ignorò quell'occasionale protettrice e anzi la guardò di malocchio, scorse i primi difetti,scoprì che tutto sommato si trattava di una gran brutta cosa ch'era meglio togliere da quel sito e confinarla altrove >>.

E così venne decretato l'ostracismo a Cerere, nella quale molti avevano identificato Pallade per cui la dea si ebbe il nomignolo ancora in voga, di
<< Topallara >>, e il suo trasferimento in una zona periferica, oggi Piazza Cavour.
La fontana è di marmo di Carrara ed è decorata con conchiglie e delfini.
Encic. di Ct Tringale Editore 1987

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