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Di Luca Catania





























































































Monumenti Catanesi



Porta Uzeda

Fu costruita nel 1695 per dare un logico e utile sbocco
verso il mare alla via che , al pari di essa, era stata
intitolata al vicere’ Francesco Paceco Duca di Uzeda.

La via su indicata era via Uzeda , poi chiamata Stesicoro
o Stesicorea e infine via Etnea.
Enc. di Ct Tringale Editore 1987
porta uzeda


Porta di Carlo V o dei canali 

La porta piu’ antica di Catania, si trova alla pescheria e ,
dalla piazza Alonzo di Benedetto immette nella via Dusmet.

Fino al 1695 costituì il principale accesso alla citta’ dal lato
della marina. Alla sua destra uscendo scaturivano numerosi
rivoli d’acqua formati dal fiume Amenano che si riversava a
mare e che, nel 1620, il Lanario, governatore della citta’
volle incanalare in una fonte costituita da 36 canali
(poi distrutti dalla lava del 1669) la cui vicinanza diede il
nome alla porta. Enc. di Ct Tringale Editore 1987



Porta Ferdinanda

Costruita nel 1768, come arco di trionfo, per celebrare il matrimonio del re Ferdinando IV di Napoli con Maria
Carolina d’Austria.
Chiamata pure Porta Garibaldi e’ conosciuta dai catanesi ,impropriamente, come porta del fortino ovvero chiamata :
<<u furtinu>>.
La vera porta del fortino o Porta Nova si trova in via Sacchero. Enc. di Ct Tringale Editore 1987
porta ferdinandea


Castello Ursino

Costruzione di forma quadrata, di 63 metri di lato con
muri larghi 3 metri, circondato da fossato era munito di
ponte levatoio. Fatto erigere da Federico II di Svevia,
quale punto d'appoggio per la difesa dal mare e per
tenere a freno la città.

Il luogo scelto da Federico II e dall'architetto Riccardo
da Lentini,
che inizio la costruzione del maniero nel
1239,era quello dell'antica rocca Saturnia, ove
sarebbero stati rinchiusi nel 258 d.c. i martiri Alfio,
Filadelfo e Cirino
.

Pietro d'Aragona nel 1282 vi riunì in un'assemblea tutti i rappresentanti delle città della Val di Noto, per invitarli a resistere agli Angioini e nel 1283 vi convocò il primo Parlamento siciliano. ( Altri Parlamenti vi si tennero poi
nel 1470, 1478, 1494). Enc. di Ct Tringale Editore 1987
castello ursino


Elefante

In piazza Duomo, celebra il simbolo della città , il Liotru, <<versione dialettale, ormai desueta, del monolitico
elefante in pietra lavica>> (Lucio Sciacca).

Innalzato nel 1736 da Giovambattista Vaccarini.
<< Oggetto di culto in età pagana (l'elefante) cadde in
disgrazia dei catanesi con l'avvento del cristianesimo e
tornò in auge nella prima metà del XII secolo.

Più attendibili testimonianze lo danno collocato nell'atrio
del palazzo comunale già sul finire del 400 e lì lo coglie
il terremoto del 1693 >>. fu ripescato sotto le macerie
con gli arti spezzati e affidato al Vaccarini che innalzò
questo << nume tutelare della città, di millenaria
origine >>, sopra un alto piedistallo, con la proboscite
rivolta verso la cattedrale, e sul groppone pose un antico obelisco che narra, con geroglifici e disegni scolpiti
tut'intorno, il mito di Iside, dea egiziana, figlia del dio
della terra Seb e della dea del cielo Nut.

Subito dopo l'unità d'Italia, l'elefante corse il rischio di
essere rimosso e relegato altrove.
Accadde nel 1862, quando l'assessore ai lavori pubblici, marchese Benedetto Paternò Castello di San Giuliano,
decise di spostare il monumento nel piano di San Francesco.

A sostenere questo progetto intervenne Il giornale di
catania
che il 24 maggio così scriveva: << Speriamo di
poter vedere tolto quel mostruoso elefante per vederlo piazzato fuori porta Garibaldi; allora il Duomo, sgombro
da ogni cosa, rimarrebbe un salone da ballo >>.

Già i lavori erano cominciati allorchè i catanesi insorsero,
in difesa del loro << nume tutelare >>, contro << quel ridicolone del marchese di San Giuliano >>.

Guidati, con la sciabola sguainata, dal capitano della
guardia nazionale don Bonaventura Gravina, irruppero
nel palazzo degli Elefanti e intimarono al sindaco di far sospendere i lavori.

.La stessa sera, il Consiglio comunale ratificò la decisione
di << non levarsi assolutamente l'elefante ma anzi
palizzarsi bene>>. Enc. di Ct Tringale Editore 1987
elefante