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Di Bartolo Giacomo



DI BARTOLO Giacomo - Amministratore e politico (Catania 1797-1863). «E chi parla, Bartolo? », si dice ancor oggi, quando un ordine o un'esortazione cadono nell'indifferenza, cioè non sono eseguiti.
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Di Bartolo Giacomo.

La battuta va intesa per antifrasi, cioe all 'inverso di quel che apparentemente vuol dire: a « Bartulu », infatti, che era di indole autoritaria, si prestava obbedienza pronta e assoluta. Dell'uomo autoritario aveva anche le physique du role: era alto e robusto, aveva occhi incavati e lucenti, la barba rotonda per tutto il viso, il naso largo, la fronte spaziosa.

Era di temperarnento infiammabile, ma le sue escandescenze avevano sempre un nobile scopo di onestà. Patriota, amministratore comunale, uomo di grande energia e rettitudine, svolse un importante ruolo nella storia di Catania nei momenti critici delle insurrezioni del 1848 e del 1860: in quelle difficili circostanze riuscì a mantenere in citta l'ordine e la disciplina.

Soldato sotto Ferdinando I di Borbone, fu assegnato all'Arma di Cavalleria (1820). Ebbe avventure miltari, rischio la fucilazione, fuggì in Spagna, dove prese parte alla rivoluzione di Cadice, poi andò in Francia, Inghilterra e America del Nord.

Qui una signora gli lascio, morendo, un'eredita che lo arricchì; c'era, fra i gioielli, una perla preziosissima, che, tomato a Catania, egli donò a sant'Agata. Nel '48 — parla il cronista Antonino Cristoadoro — « fu preso da casa e portato in mezzo a tumulti, come lìuomo che aveva girato tutto il globo e come colui che si era trovato in tutte le rivoluzioni... e aveva trionfato ».

Da allora Di Bartolo fu amministratore comunale, mantenne l'ordine pubblico, impedì per quanto pote le vendette private. Anche nel '60 venne investito con universale consenso di pieni poteri, per fronteggiare i temuti disordini del breve interregno.

Domenico Magrì parla « delle alte virtù dell'uomo, del suo sapere, della sua moderazione da autentico galantuomo e della sua energia di autentico condottiero e dei servizi da lui resi a Catania nel colera del 1837, nella rivoluzione del 1848, oltre che nei momenti difficili del 1860».

La sua morte fu lutto cittadino e le porte delle botteghe chiuse a metà dimostrarono la mestizia dei catanesi. Non senza motivi, quindi, il leggendario personaggio « Bartulu » è entrato nella tradizione popolare della città e il suo ricordo è ancora vivo. Al giardino Bellini, nel viale degli uomini illustri, gli è stato innalzato un busto.