O ringo ringo cunu è
sciavira viringa , sciavira vinè
ca lu nivuru ' nteni re
iu mi partu d'a me'terra
iu mi vadu a dispaccià
tirulè lè lè, pappagallo tocca' npè
io pollaro i verencelli
io pollaro i voncrò
vittoria vittoria sciavira virà bombò oh, oh
vittoria, vittoria sciavira virà bombò
ai bini volli dei urrà rancicò
o rancicò o pulierù la la la la la la la la la
ai che me orcicò, ai che me grasse ven
o gersù ai che me ghrasse ven
vittoria , vittoria, sciavira virà bombò
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"Quando fra il cadere del sec. XVIII e l'inizio del XIX, l'Europa intera era scossa dalle conseguenze della Rivoluzione francese e dalle guerre napoleoniche, quando la corte borbonica di Napoli per due volte fu costretta a cercar riparo in Sicilia, la flotta inglese incrociò lungamente nei mari dell'isola, anzi in questi mari fu costretta a trascorrere anni.
Lontana dalle sue basi di raddobbo,
essa si vide obbligata a ricorrere all'arruolamento di marinai siciliani; onde venne a formarsi un curioso
gergo anglo-siculo, specialmente per i canti di lavoro, che oggi ci riesce incomprensibile.
A tale gergo appartiene certo il presente canto, intorno al quale molto mi affaticai, finchè un colto ufficiale di marina mi diede la spiegazione che ora ho riferito."
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